Nella mia sala

20/07/2008 | Nella mia sala

Ganesh, il dio elefante

L'amato dio elefante, popolarmente conosciuto come Ganesha, Ganesh o Ganapati, ha da sempre affascinato gli uomini di tutto il mondo e di tutte le epoche.

 I testi sacri proporzionano diverse versioni a proposito della nascita di Ganesh, ma la più popolare è quella che vede la dea Parvati creare Ganesh inizialmente come guardiano della sua intimità. Esasperata dal rifiuto del marito, il dio Shiva, di rispettare le sue stanze private anche quando la dea si concedeva un bagno, Parvati decise di sistemare le cose una volta per tutte. Prima di recarsi al bagno la dea rimosse dal suo corpo la pasta di sandalo con cui si era  cosparsa e con la stessa modellò la figura di un ragazzo. Infuse vita alla statua alla quale comunicò di essere sua madre e che il suo compito consisteva nel sorvegliare l'entrata mentre lei faceva il bagno.

 

Presto Shiva, Signore della distruzione, si presentò all'entrata, ma il ragazzo lo bloccò impedendogli di raggiungere la moglie. Shiva, non conoscendo il ragazzo, divenne furioso e lottò fino a decapitarlo. Parvati alla vista del figlio morto divenne furente e minacciò di distruggere i cieli e la terra nel suo dolore. Shiva riuscì a calmarla ed ordinò alle sue moltitudini celesti, ganas, di portargli il capo del primo essere vivente che avessero incontrato. E capitò per primo un elefante; la testa decapitata del pachiderma fu posta sul corpo del ragazzo e la vita si risvegliò in lui. Gli fu allora imposto da Shiva il nome  Ganapathi, o capo delle schiere celesti, concedendogli che chiunque lo adorasse prima di iniziare qualsiasi attività venisse favorito. Ganesha è dunque rappresentato sempre col corpo umano e la testa d'elefante, con una zanna spezzata. Un'altra caratteristica è il ventre obeso che ricade sul dothi. Sul suo petto il sacro cordone, a volte in forma di serpente. Il veicolo di Ganesha è il topo, che spesso nell'iconografia mostra sottomissione al dio. 

 

L'ortodossia iconografica impone di rappresentare il dio con 4 mani ma si giunge fino a 14, ed ogni mano sorregge un diverso simbolo. Le quattro braccia di Ganesha rappresentano i quattro attributi interiori del corpo sottile, ovvero: mente, intelletto, ego, coscienza condizionata; gli stessi attributi fisici di Ganesh sono ricchi di simbolismo: una mano nella mudra, posizione, detta Abhaya che indica protezione e rifugio e l'altra regge un dolce, modaka, simbolo della dolcezza della realizzazione dell' io profondo.
Nelle mani posteriori generalmente regge un ankusha, un pungolo da elefante, o un'ascia, e nell'altra un pasha, un nodo scorsoio; questo indica che l'attaccamento al mondo ed ai desideri è una trappola,  mentre altre interpretazioni lo leggono come simbolo della forza che lega il devoto all’eterna beatitudine del Sé;  il pungolo è utilizzato per spronare l'umanità verso il cammino della giustizia e della verità e l'ascia è simbolo della recisione di tutti i desideri, apportatori di sofferenza. Il suo ventre indica la generosità della natura e la facoltà del dio di inghiottire i dolori dell'universo e di proteggere così il mondo. Il ventre obeso è tale poiché contiene infiniti universi, rappresenta inoltre l'equanimità, la capacità di assimilare qualsiasi esperienza con sereno distacco, senza scomporsi minimamente.

 

La caratteristica di maggior impatto è la testa d'elefante, simbolo beneaugurante di forza e di coraggio intellettuale. Tutte le qualità dell'elefante sono racchiuse nell'immagine di Ganapati. L'elefante è l'animale più grande e forte della foresta.Tuttavia è un animale delicato e vegetariano e dunque non uccide per mangiare. E' un animale fedele e affettuoso verso i suoi guardiani ed è molto docile se trattato con amore e rispetto. Ganesh, pur essendo un dio potente, è un dio mosso da amore e perdono che si commuove a causa della devozione dei fedeli; ma allo stesso tempo l'elefante può distruggere l'intera foresta se provocato e  Ganesha rispecchia queste caratteristiche.
La grande testa d'elefante simbolizza la saggezza del pachiderma, le sue grandi orecchie separano il bene dal male; sentono tutto ma ascoltano solo ciò che è buono; ascoltano con attenzione le richieste degli umili come dei potenti. La proboscide è simbolo del suo discernimento, viveka,  una caratteristica altamente necessaria per il progresso spirituale. L'elefante usa la sua proboscide per abbattere un albero, trasportare massi al fiume ad altri gravosi incarichi,  ma  la stessa grande proboscide è utilizzata per strappare un ciuffetto d'erba, per rompere una noce di cocco e per mangiarne la tenera polpa. I compiti più grandi e i più piccoli sono alla portata della sua proboscide, che simbolizza l'intelletto di Ganesh e la sua capacità di scelta.

 

Un altro aspetto interessante dell'iconografia di Ganesh è la zanna spezzata, alla quale deve l'appellativo di Ekdanta, formato da ek, uno,  e danta..Beh, il sanscrito è una lingua indoeuropea !... La zanna spezzata di Ganesha, indica principalmente la capacità di superare o "spezzare" la dualità; tuttavia, questo è un simbolo che può assumere vari significati. Questa caratteristica è spiegata con diversi miti: quando Parashurama - un discepolo di Shiva e manifestazione di Vishnu - si recò in visita agli appartamenti del dio, trovò Ganesh a guardia dell'entrata. Poichè Shiva dormiva, il dio elefante non lo lasciò entrare. Parashurama tentò di forzare il blocco e la controversia terminò in lotta. All'inizio Ganesh sembrò avere la meglio, bloccò il discepolo con la sua proboscide e lo lasciò senza conoscenza ma, una volta riavutosi, Parashurama lanciò la sua scure contro Ganesh, il quale, riconoscendo l'arma del padre dal quale il discepolo l'aveva ottenuta, non si difese lasciando che l'ascia gli troncasse la zanna.
Un' altra versione vede invece Ganesh incaricato di scrivere il Mahabharata sotto dettatura del saggio Vyasa. Rendendosi conto dell'importanza di quanto stava scrivendo, il dio capì l'inadeguatezza della comune penna utilizzata, si spezzò così una zanna e con quella continuò il compito.  Un'altra versione racconta che la penna si ruppe e che Ganesh si spezzò la zanna per poter continuare a  scrivere. La morale vuol essere che non vi è sacrificio troppo grande di fronte al conseguimento della sapienza. Un antico dramma sanscrito, Shishupalvadha, offre ancora un'altra versione differente: si narra che Ganesh fu privato della zanna dal demone Ravana - il cattivo della saga epica Ramayana - che l'utilizzò per farne orecchini d'avorio per le bellezze di Sri Lanka.

 

Il topolino,  Mushika o Akhu, sul quale si sposta Ganesh è una figura enigmatica; sembra strano in principio che al Signore della Saggezza sia stato assegnato un mezzo di trasporto umile ed incapace di sollevarne l'immane peso, ma ciò vuol indicare che il saggio non trova nulla nel mondo sproporzionato o brutto. Il topo è comparabile all'intelletto; è capace di infilarsi inosservato cosciente o meno, dove non avremmo mai pensato fosse possibile, e lo fa spesso senza domandarsi se troverà virtù o vizio. 
Il topo rappresenta la nostra indomita mente peregrina, allettata anche da terreni corrotti o indesiderabili. Mostrando il topo che si umilia davanti al signore Ganesh, si indica che l'intelletto è stato domato dalla sua capacità di discernimento. Spesso  accanto al topo vi è un piatto di cibo; rappresenta la mente che è stata completamente assoggettata alla facoltà superiore dell'intelletto, la mente sottoposta ad un ferreo controllo, che fissa Ganesha e non si accosta al cibo se non ne riceve il permesso.

 

In termini generali, Ganesha è una divinità molto amata ed invocata, poiché è il Signore del buon auspicio che dona prosperità e fortuna, il Distruttore degli ostacoli di ordine materiale o spirituale; per questa ragione se ne invoca la grazia prima di iniziare una qualunque attività, come ad esempio un viaggio, un esame, un colloquio di lavoro, un affare, una cerimonia, o un qualsiasi evento importante. Per questo motivo è tradizione che tutte le sessioni di bhajan, canti devozionali, comincino con una invocazione a Ganesha, Signore del "buon inizio" dei canti.

Ganesha è anche definito Omkara o Aumkara, ovvero "avente la forma della Om o Aum. Infatti, la forma del suo corpo ricalca il contorno della lettera sanscrita che indica il celeberrimo Bija Mantra. Il sacro OM è il più potente simbolo universale della divina presenza, nel pensiero indiano, è considerato il suono che si generò alla creazione del mondo. Le lettere che compongono questo suono, se capovolte, danno il perfetto profilo del dio dalla testa d'elefante.Ganesh è dunque l'unico dio associato FISICAMENTE col sacro suono primordiale. OM capovolto

Sono moltissimi i miti che fanno riferimento a Ganesh e altrettanti sono i nomi con cui è invocato. Le rappresentazioni di Ganesha si basano su simbolismi religiosi antichi migliaia di anni, che risultano culminanti nella figura di una divinità dalla testa di elefante. In India, le statue sono espressioni di significati simbolici, e quindi non sono mai state spacciate come repliche esatte di una figura vivente. Ganesha non è visto come un’entità fisica ma come un più elevato essere spirituale, e le murti, le rappresentazioni scultoree, hanno la funzione di simboleggiare la deità come figura ideale. L’errore più comune per la concezione giudeo-cristiana occidentale è scambiare il concetto di murti con quello di idolo, culto ad oggetti stessi ; c’è una profonda differenza tra i due, poiché presso la filosofia induista le murti sono punti di focalizzazione simbolica attraverso i quali è possibile raggiungere la Divinità.

00:30 Scritto da : lauratani in arte | Link permanente | Commenti (7) | Segnala | Tag: ganesh, statuetta | OKNOtizie |  Facebook

Commenti

sono anche qui.........sai che di ganesha io ho un quadro nello studio dove lavoro, lui è il simbolo della richezza, porta denaro a chi lavora onestamente........guarda un pò l'ho ritrovo anche qui.
bello questo fotoblog....

Scritto da : 2** | 12/01/2009

cercavo un bel simbolo om per tattuarlo sul braccio.. mi ha aperto questo blog, che coincidenze.. la ragazza che amo si chiama laura e sono un istruttore di yoga..

Scritto da : franco | 14/06/2009

ciao franco,
cosa dirti...io non credo alle coincidenze, tutto ha un perchè.
ciao!

Scritto da : strampalaur@ | 15/06/2009

sicuramente a tutto c'è un perchè.. anche ritrovare my immortal degli evanescence probabilmente..

Scritto da : franco | 19/06/2009

ciao franco, ti dirò di più,
mi hai lasciato l'ultimo commento il giorno del mio compleanno,
mio cugino si chiama franco,
mia cugina è istruttrice di yoga...

Scritto da : strampalaura | 21/06/2009

ma va? augurissimi allora.. troopo sfacciato? quanti?

Scritto da : franco | 25/06/2009

francoooooooooooooo, ma non si chiede l'età !
:)
comunque sono della seconda metà del 20° secolo.
lo sai che ho 7 blog? vieni a vedere cosa combino qui
http://collezionestrampalaura.fotoblog.it

Scritto da : strampalaura | 25/06/2009

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